Questo governo se ne deve andare, Maroni faccia un passo avanti

Intervista rilasciata da Enrico ad Alessandro Barbera, pubblicata su La Stampa, lunedì 18 luglio.

Onorevole Letta, non c’è giorno in cui non auspicate la fine del governo. Ma con questi chiari di luna sui mercati non è una idea rischiosa?
«Se fossimo un partito che si occupa solo del proprio tornaconto, punteremmo senza dubbio all’ibernazione di Berlusconi: più giorni passa a Palazzo Chigi, più noi saliamo nei sondaggi. Il problema è che mentre crollano i suoi consensi crollano l’Italia e gli italiani».

Lei è convinto che i mercati auspicano una crisi. E’ così?
«Non ho dubbi al riguardo: a questo stallo i mercati preferiscono la crisi. Sia nel caso in cui lo sbocco fosse un nuovo governo del presidente come quello Ciampi, sia nella ipotesi in cui ciò portasse a elezioni. I mercati preferiscono la certezza di un governo legittimato dal voto allo scorcio finale di una maggioranza alla Dorando Petri. Questo governo se ne deve andare».

Parte del centro-destra vi accusa di voler abbattere il governo legittimamente eletto dai cittadini e di occhieggiare ai poteri forti stranieri.
Mi chiedo e chiedo: come mai per risolvere l’impasse sulla manovra si è dovuto chiedere a Berlusconi di farsi da parte? In quale altro Paese europeo potrebbe accadere che il cancelliere tedesco intervenga per garantire i mercati sulla tenuta dei conti? La scorsa settimana il mondo intero ha avuto la sensazione che Palazzo Chigi fosse priva del suo inquilino, e l’autobus Italia senza guidatore. Questo è un atteggiamento anti-italiano».

Lei guarda con favore alla Lega. Il nuovo progetto di riforma costituzionale di Calderoli le piace? Lo sosterrebbe?
«Con un governo di larghe intese quella può diventare legge costituzionale in pochi mesi, ci sono molte convergenze con le nostre proposte a partire dal superamento del bicameralismo perfetto. Noi l’appello di Napolitano al confronto fra le forze di tutti gli schieramenti sul merito dei problemi lo vogliamo prendere sul serio».

Il suo è un invito a nozze. Ma Bossi sembra fedele al vecchio compagno di strada.
«Mi permetta di dirlo senza offesa, ma la Lega è in totale stato confusionale. Se l’autobus Italia è privo di pilota, si è presi dalle vertigini a seguire le posizioni del copilota Bossi. Il voltafaccia di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Bossi ormai sembra Chance il giardiniere, il noto personaggio di Peter Sellers: tutti lo ascoltano come un oracolo, ogni suo sussurro viene decrittato come se si trattasse di verità rivelate».

Dunque? Non ci sono speranze di dialogo con la Lega.
«Il mio è un appello a Roberto Maroni: si faccia avanti. Abbia il coraggio di far fare alla Lega i passi necessari perché abbia un futuro. Pur essendo un partito alternativo a noi, può essere ancora uno dei motori del cambiamento. Se resta in questo pantano, rischia di sparire con Berlusconi».

Addirittura sparire? I numeri nelle urne non dicono precisamente questo.
«I risultati delle amministrative sono stati tutti negativi, le persone più avvedute di quel partito lo hanno capito benissimo. E il motivo è semplice e concretissimo: da questa manovra nessun artigiano del Nord avrà una sola soluzione a qualunque dei problemi in nome dei quali ha votato il centro-destra tre anni fa. L’unica cosa che hanno offerto al Nord è una buffonata: la promessa dell’apertura di tre uffici ministeriali».

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