Scuola: tagli, minori spese e battibecchi in tv

Qualcuno li chiama, giustamente, tagli. Qualcun altro minori spese. Quale che sia la terminologia più indicata, di certo c’è che il dibattito sui finanziamenti all’istruzione surriscalda gli animi e proprio per questo richiede chiarezza. Martedì scorso, durante una puntata della trasmissione Ballarò, Enrico è stato protagonista di uno scontro dialettico con il ministro Maria Stella Gelmini. Nei giorni successivi il ‘battibecco’ ha suscitato commenti e polemiche. Tra gli altri interventi, pubblichiamo di seguito una lettera pubblicata sabato 23 aprile da Il Tempo in risposta a un articolo della stessa testata che forniva una ricognizione tanto del dibattito quanto delle polemiche innescate dalla trasmissione televisiva.

Caro direttore,

leggendo, come sempre con attenzione, il suo giornale ho trovato un’approfondita disamina sulla discussione relativa ai tagli all’istruzione avvenuta martedì scorso durante la trasmissione Ballarò.

Prendo spunto dalla vostra analisi e approfitto brevemente della sua ospitalità per rilanciare i due punti che in quella stessa discussione avrei voluto emergessero (non so se ci sono riuscito, ma i ‘battibecchi televisivi’, come li chiamate voi, non sempre consentono chiarezza e precisione).

Come si legge nell’articolo, il Pnr e il Def servono per presentare all’Europa la “strategia” italiana di politica economica. Dalla tabella denominata “Impatto finanziario delle misure del piano delle riforme” si evince chiaramente – e molto più di quanto sia emerso finora – che, per l’appunto, la strategia di contenimento della spesa pubblica del governo Berlusconi si è concentrata principalmente su tagli a “Istruzione e Capitale Umano”.

Si tratta di un “investimento alla rovescia” rispetto a quanto sarebbe necessario, con drammatiche ripercussioni di lungo periodo, finora nascoste nella comunicazione ufficiale, per un Paese già deficitario in ogni graduatoria internazionale sull’allocazione delle risorse in settori così cruciali per la crescita. Oggi questo deficit è più chiaro a tutti. E ciò va a merito del Ministero dell’Economia che, con quella tabella, non ha dato adito a banali furbizie propagandistiche, ma ha detto la cruda verità agli italiani.

Grazie, poi, alla vivace discussione a Ballarò questa verità è uscita dall’aridità delle cifre asettiche nascoste in un ponderoso e poco conosciuto documento. Allo stesso modo, i numeri di cui abbiamo parlato hanno dimostrato che, alla decurtazione dell’investimento nella formazione e nella conoscenza, non farà seguito alcuna delle promesse fatte dal governo in merito alla possibilità di recuperare, in futuro, parte di quei tagli, ma che, al contrario, i loro effetti si producono in maniera sempre più dura nei prossimi anni.

Le faccio solo presente a titolo esemplificativo il caso del “diritto allo studio”, voce di bilancio più importante delle altre perché di natura costituzionale, ridotta a nulla in pochi anni: passiamo infatti dai 246 milioni del 2009 ai 26 milioni per tutta Italia previsti per il 2012 e ai 13 per il 2013 (in questo caso le tabelle sono quelle allegate alla Legge di stabilità).

Potremmo continuare a discutere a lungo di queste questioni e, più in generale, della politica economica del Paese. Di certo c’è che, a tre anni dall’entrata in carica dell’esecutivo, continuare a scaricare responsabilità sul governo Prodi mi sembra, mi permetta, sintomo di scarsità di argomenti.  Con questo mio intervento tenevo, comunque, soprattutto a spiegare meglio i due concetti che le ho illustrato.

Colgo l’occasione per formulare, a lei e ai suoi lettori, i miei migliori auguri di buona Pasqua.

Enrico Letta

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