«Sembriamo un Paese sull’orlo della guerra civile»

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Bertini, pubblicata su «La Stampa» di giovedì 9 settembre 2010

«Sono scioccato, quello che è accaduto non è una contestazione: per un’ora la festa del Pd è stata messa sotto assedio da un gruppo di violenti e chi tace e non condanna esplicitamente questi fatti si assume una grande responsabilità». Dopo quello che è successo con Schifani e Bonanni, Enrico Letta non nasconde di essere «impaurito perché siamo tornati ad un clima rovente». Il numero due del Pd è pure preoccupato che «a questo punto qualcuno cerchi un’escalation per conquistarsi le prime pagine», tenendo piazza Castello sotto scacco quando oggi salirà sul palco Angeletti e magari anche domenica con Bersani.

La festa del Pd è diventata teatro di contestazioni massimaliste e voi sembrate inermi. Cosa sta succedendo?

«Le battute di Calderoli sulla nostra festa trasformata in ‘mattatoio’ sono inconcepibili: farebbe meglio a parlare al suo collega Maroni. Che dovevamo fare? Organizzare le ronde con le spranghe? È  una logica che non ci appartiene. Ho rispetto per le forze dell’ordine ma registro che ieri c’è stata una falla. Per il resto, noi vogliamo un luogo aperto di discussione e c’è chi non vuole la democrazia. Quello che è successo è molto grave, si è passati dai fischi alla violenza. Ma mentre i primi sono condannabili, la violenza va assolutamente repressa».

I tanti attacchi politici rivolti ai sindacati hanno avuto una qualche influenza o no?

«C’è un clima in cui si pensa che le parole siano neutre e invece quando aizzano gli animi, degli scriteriati le trasformano in violenza, anche fisica. Bisogna che i toni di tutti siano diversi da quelli riecheggiati dentro la festa. Per noi il limite invalicabile è che la violenza verbale e fisica è incompatibile con un’azione politica fatta in comune con il Pd. E l’attacco a Bonanni è anche un attacco a noi».

C’è un nesso con la criminalizzazione di cui è stata oggetto in queste settimane una parte del sindacato?

«Nei giorni scorsi le posizioni di Bonanni e Angeletti sono state oggetto di un eccesso di criminalizzazione verbale ed oggi qualcuno è voluto passare ai fatti. Si sono sentite parole che rievocano un massimalismo che tracima facilmente nella violenza. E il nostro compito è di essere netti nel condannare tutto questo e difendere l’autonomia di queste scelte. Difendo la battaglia di Bonanni e le sue decisioni prese nell’interesse dei suoi iscritti e quindi legittime».

La politica non ha responsabilità di questo clima?

«Sì, c’è un tasso di contrapposizione eccessivo, sembra un paese sull’orlo di una guerra civile. Siccome penso che invece il paese abbia bisogno di unirsi dobbiamo fermarci tutti, destra e sinistra. Non è possibile che la lotta politica e sociale assuma questi toni. In un paese che vive una crisi economica così pesante rischiamo di accendere micce che poi finiscono in una Santa Barbara. Dobbiamo avere tutti più responsabilità».

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