Un patto per arginare il populismo di Berlusconi, Di Pietro e Grillo

Intervista rilasciata a Teresa Bartoli, pubblicata su Il Mattino martedì 26 giugno 2012

Un grande patto costituente tra progressisti e moderati che escluda dal governo i populismi di Grillo, Berlusconi e Di Pietro:  il vicesegretario del Pd Enrico Letta è  convinto che la ‘svolta’ possa anche rafforzare Monti.

State preparando le liste elettorali?

“No, discutiamo con impegno la legge elettorale, convinti che vada cambiata a che la cambieremo”.

Ma si vota ad ottobre?

«No e non solo perché se così fosse dovremmo votare con il porcellum arrivando ad un nuovo Parlamento di nominati. Non si vota ad ottobre perché bisogna completare il lavoro di recupero di credibilità e riforma avviato dal governo Monti”.

Denunciate lo tentazioni elettorali di Berlusconi. A chi lavora per il voto si aggiunge ora Casini con la proposta di un patto tra progressisti e moderati?

“Casini non significa affatto questo. È invece un passo molto importante, la possibilità, finalmente, di rispondere alla domanda ‘dopo Monti cosa succede?’. La risposta c’è ed è l’unica possibile: un patto tra progressisti e moderati. Quel che prevale non sono piccole tattiche ma la questione europea: l’Italia al prossimo vertice deve esserci, giocare la partita e far svoltare le cose”.

Come?

«Il vertice deve indicare agli europei una luce in fondo al tunnel. Oggi prevale la linea di Merkel che condanna alla disperazione i cittadini europei che finiscono per scegliere forze politiche estremiste e populiste portando all`ingovernabilità. Serve una svolta: rimodulazione dell’austerità, lungo e grande piano di investimenti per far ripartire il lavoro e creare crescita e benessere”.

Però prevale il pessimismo. Un fallimento del vertice determinerebbe in Italia una rottura della maggioranza?

“È sbagliato andare al vertice con il retropensiero del fallimento: bisogna andarci con l`obiettivo di farlo riuscire. E bisogna dare a Monti la possibilità di arrivare a Bruxelles forte per rafforzare le possibilità di successo”.

Il patto tra progressisti e moderati ha dei confini?

“La questione chiave è l`esclusione del populismo. Che in Italia oggi ha tre interpreti: Grillo per l’evidente alternatività di proposte come il non ripagare i debiti; Berlusconi con la sua scelta anti euro ed anti Europa; Di Pietro con i suoi attacchi al Quirinale che archiviano una logica istituzionale. Deve essere chiaro che con queste forze non si può governare”.

Vendola invece ne farà parte?

“Penso che sia nella logica delle cose ma dipende dal progetto. La cosa peggiore sarebbe mettere il carro davanti ai buoi, proporre alleanze prescindendo dai programmi: i voti non si spostano come pacchi, gli elettori si convincono con un progetto forte sì di una larga alleanza ma soprattutto con una chiara coesione sulle cose da fare”.

Chi guiderà l’alleanza? Casini in nome del patto con i moderati o lo diranno le primarie?

“Le primarie per noi restano il metodo. Ma andiamo per gradi. Prima si tratta di capire se siamo davvero alla vigilia di un grande patto costituente per dare al Paese un governo per l’Europa e fare della prossima una legislatura costituente”.

Dopo Casini, che risposta si dà?

“Spero che ci siamo. L`Italia ne ha bisogno e questo darebbe anche forza a Monti che potrebbe governare senza dover pensare ‘dopo di me il diluvio’. Mercati e interlocutori internazionali, oggi allarmati da quel che potrebbe accadere, ne sarebbero rassicurati”.

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