“Unilateralismo Usa pericoloso, il conto lo pagherà l’Europa”

170406193937-trump-tillerson-syria-response-acosta-dnt-ebof-00020815-exlarge-169Francesco Manacorda per la Repubblica
«Non pensiamo che Trump ci abbia levato le castagne dal fuoco con il suo attacco in Siria. Al contrario ce le ha messe». Enrico Letta era presidente del Consiglio italiano quando nel 2013 l’amministrazione Obama decise di non colpire la Siria proprio perché il parlamento britannico si era opposto all’azione e gli Usa non vollero muoversi in modo unilaterale. Adesso, dice in una pausa del forum Ambrosetti a Cernobbio, «paghiamo quel mancato intervento e bisognerà provare a ricucire già la settimana prossima, al G7 dei ministri degli Esteri a Lucca».

Dunque, Trump ha sbagliato? «Intendiamoci. È evidente che il colpevole è Assad e che l’utilizzo di armi chimiche è una linea rossa che è stata oltrepassata. I cattivi stanno da quella parte».

E i buoni dalla parte di Trump? «L’azione di Trump mi lascia molti dubbi».
Dall’Europa però sembrano venire più apprezzamenti che critiche. «È ovvio che tutti cerchino di riallinearsi dopo quello che è successo, ma la verità è che Trump se ne è infischiato dell’Europa con un pericoloso unilateralismo. E il conto, prima di tutto in termini di instabilità nell’area e in effetti sui flussi migratori, rischiamo di pagarlo noi europei. Lo dico perché nel 2013 il tema era stato affrontato a lungo e in modo approfondito tra Obama e i suoi alleati».

Altri dubbi? «Non si può fare una politica estera cosi a zig zag. Come è possibile che Putin sia fino a un momento prima un alleato e nel giro di una notte non lo sia più? E poi è evidente che Trump si è mosso sulla spinta di un’onda mediatica, quando ha visto una chiara finestra di opportunità con le foto dei bambini uccisi dal gas. Ma la politica estera deve essere fatta seguendo la razionalità e non l’emotività».

Non pensa che dietro un certo sollievo europeo per la mossa dell’uomo forte ci sia la constatazione che è meglio un’America che agisce unilateralmente invece di una isolazionista?
«Ma il giorno dopo il bombardamento che cosa succede? Pensiamo davvero che eliminato Assad si eliminino i problemi in Siria? Oggi il nemico vero per l’Europa è Daesh e Daesh è nemico di Assad. Sono interrogativi aperti. E poi non penso che si possa provare sollievo per un’azione così unilaterale. Cosa succederà se la prossima volta Trump deciderà allo stesso modo una mossa contro gli interessi europei?»

Dunque, l’Europa che dovrebbe fare?
«O saremo uniti e più forti, oppure continueremo ad essere divisi e ignorati dalle superpotenze, con l’aggravante che noi – Italia e Grecia – siamo in prima linea nello scenario mediorientale mentre l’America è lontana».

Serve volontà politica per unirsi nella difesa. Difficile trovarla in un momento in cui ci si preoccupa per le elezioni in Francia e Germania.
«Serve quella, ma si deve anche programmare la spesa per difesa e sicurezza. In Francia è un tema della campagna presidenziale, in Germania e Spagna è già programmato un aumento della spesa, in Italia non si fa nulla».

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